DA WICKED A LA LA LAND: I 20 MUSICAL CHE HANNO RIVOLUZIONATO GLI ULTIMI 25 ANNI

Di fronte alla visione di un musical, l’atteggiamento del pubblico è prevedibile: a ogni acuto gli spettatori reagiscono esasperati. Eppure, il musical è stato spesso fonte di testimonianza storica. Ad esempio, Singin’ in the Rain racconta lo shock degli attori che dovettero imparare a destreggiarsi tra i nuovi film sonori; The Rocky horror picture show ha creato il fenomeno del karaoke cinematografico e ha dato voce alla comunità queer; Grease ha fatto innamorare generazioni di adolescenti.

La Disney, in particolare, ha giocato un ruolo fondamentale nella formazione della nuova generazione e, non a caso, ancora oggi cantiamo al karaoke “Farò di te un uomo” dal film Mulan. Per quanto sia difficile ammetterlo, i musical hanno plasmato la nostra vita in un modo o nell’altro. In occasione della candidatura agli Oscar di Wicked, uno dei musical più apprezzati al momento, vogliamo proporre una lista dei migliori musical dell’ultimo quarto di secolo.

20. Tick, Tick…Boom! (2021)

Uscito nello stesso momento in cui Netflix ha distribuito Inside di Bo Burnham, Tick, Tick…Boom! costruisce la stessa dinamica: affronta la crisi esistenziale, dovuta alla transizione verso l’età adulta, cantandoci su. Basato sull’omonimo musical di Jonathan Larson, il film è una storia semi-autobiografica nella quale lo spettatore scopre non solo gli inizi dello scrittore di Rent, musical rock iconico degli anni ‘90 basato su La bohème di Puccini, ma anche l’ansia da prestazione che ogni artista deve affrontare per poter emergere nel mondo dello spettacolo. L’ansia generazionale che regna sovrana in Tick, Tick…Boom! viene combattuta in un solo modo, pensando “canta che ti passa!”.

Per Larson, i trenta anni sono vicini, gli amici stanno morendo a causa dell’AIDS che incombe a New York, l’affitto da pagare è una tagliola, la sua relazione è arrivata a un bivio inevitabile. Il ticchettio diventa sempre più assordante, il tempo sta scorrendo, un tempo che porterà al successo di Larson ma anche alla sua morte prematura. Da non sottovalutare è l’esordio alla regia dell’attore di Hamilton, Lin-Manuel Miranda, dando prova di essere un artista poliedrico dirigendo Andrew Garfield nella sua migliore prova attoriale fino ad oggi, ruolo che gli varrà una candidatura all’Oscar.

Anche se la figura mitologica di Jonathan Larson è più che conosciuta all’interno dell’ambiente di Broadway, rimane per lo più ignota al pubblico europeo, il quale è all’oscuro dei miti del teatro newyorkese. Nonostante questo è rimasto ugualmente strabiliato da quell’uomo pieno di talento che per la maggior parte del tempo canta canzoni nelle quali rimugina, si chiede quale sia la scelta giusta da fare e se, nonostante tutto, debba ancora lottare per i suoi sogni.

19. Hamilton (2020)

Disney+ concede ai suoi abbonati di godersi la registrazione integrale dello spettacolo teatrale originale di Broadway, compresi gli intermezzi. Le poltrone del teatro sembrano irraggiungibili e costose, proprio per questo Disney ci fa un regalo: possiamo vivere l’esperienza dalla nostra poltrona di casa come se fossimo seduti lì in platea. Questa è la prima ragione per cui crediamo che Hamilton abbia lasciato un segno marcato in Europa, poiché il pubblico europeo non è abituato né al teatro né ai musical, ma soprattutto a registrazioni teatrali.

In secondo luogo, va considerata la storia. Alexander Hamilton è uno dei padri fondatori degli Stati Uniti: fonderà la Banca Centrale, sarà braccio destro di George Washington e sarà centrale nella Rivoluzione per la libertà del popolo americano. Ma il musical si concentra soprattutto sull’uomo. Hamilton non sarà mai soddisfatto: vorrà fare sempre di più ed ottenere il massimo, tutto ciò lo porterà alla sua disfatta. Il cast multietnico è spettacolare, ma riconoscibile a chi di teatro se ne intende.

Christopher Jackson propone una interpretazione intima del Presidente Washington, mentre Daveed Diggs si immola per ridare vita non solo a un brillante Lafayette, ma anche a Thomas Jefferson, sbruffone, irriverente ed estremamente spassoso. Non dimentichiamo Jonathan Groff che con la sua interpretazione comica del Re Giorgio III ruba tutta le attenzioni anche se è in scena solo per pochi minuti. Insomma, siamo davanti a un musical storico, che fa conoscere ai più una storia spesso dimenticata e che regala canzoni rap e hip hop egregiamente interpretate e profondamente poetiche.

18. Emilia Pérez (2025)

Definire Emilia Pérez un musical sarebbe riduttivo: è un film crime, drama, queer. È una transizione, in tutti i sensi. Un ponte sospeso dove riesce ad essere tutto ciò che vuole essere, risultando, a volte, anche affollato. Le canzoni sono momenti intimi, che servono da confessioni: momenti emblematici che ci raccontano i pensieri dei personaggi senza spettacolarizzarli. Un film divisivo, soprattutto per le discusse canzoni, a volte volutamente audaci, ma che vogliono suscitare una riflessione e interrogare il pubblico su cosa sia normale e accettabile. Un esempio è il brano La Vaginoplastia che ha fatto molto discutere.

Collocate nel genere pop latino con ritmi urbani, i brani sono tutti emozionanti, volti a influenzare il giudizio dello spettatore sul personaggio che le canta. Le attrici Karla Sofía Gascón (prima attrice trans a vincere il Premio come miglior attrice a Cannes), Zoe Saldaña e Selena Gomez interpretano donne segnate dalla violenza maschile e dal potere, attraversate dalla resistenza in tutte le sue forme, seppur a volte violenta. Uno dei pochi musical che rappresenta la comunità trans, senza aggiungere stereotipi.

17. Chicago (2002)

Ispirato all’omonimo musical di Broadway, Chicago riesce ad accattivare quella fetta di pubblico attratta dal gusto per lo scandalo. Le due protagoniste bramano la fama e tutto ciò che ne consegue, insegnandoci lo stratagemma da usare per diventare delle celebrità. Ovviamente trasformandoci nelle carnefici di un omicidio. Ma nel mondo disegnato da Chicago, il crimine non viene condannato, diventa intrattenimento. Il musical si trasforma in una feroce satira del sistema mediatico e giudiziario, mostrando come anche la giustizia possa diventare uno spettacolo, spesso ridicolo e pomposo.

L’opinione pubblica appare facilmente manipolabile, pronta a celebrare chi sa vendersi meglio. Ogni numero musicale, quasi sempre con estetica cabarettistica, è funzionale a rivelare l’ipocrisia di un mondo in cui la verità è nascosta da coreografie seducenti e luci accecanti. Chicago è un musical eterno perché è un film contemporaneo in cui poter leggere la società di ogni epoca. Naturalmente la storia non avrebbe avuto lo stesso scalpore senza l’alchimia della triade Renée Zellweger – Catherine Zeta-Jones – Richard Gere. Chicago è memorabile e accessibile al grande pubblico poiché il musical è solo un contorno, appare più come un film giudiziario e satirico.

16. K‑Pop Demon Hunters (2025)

È il primo film ad unire il K-pop con l’animazione e il genere fantasy. E lo fa maledettamente bene. Pensato come un film per adolescenti, è stato inaspettatamente osannato da tutti. Il K-pop è spesso visto come una parte a sé stante della musica odierna, un gruppo esclusivo. Ma grazie alla soundtrack, che è entrata nella Top 10 della Billboard 200, il genere musicale asiatico si è fatto conoscere a un pubblico più ampio. “Your Idol” è arrivata al n.2 su Spotify USA, superando addirittura i BTS. Tutto questo è stato ottenuto da una boy band fittizia, elemento di forza per il film poiché ha generato meme sul web e numerosi TikTok che non hanno fatto altro che incoraggiare la visione.

Accanto all’impatto culturale, e a una sottile critica all’industria idol, vi è soprattutto l’impatto emotivo che il film provoca nello spettatore: K-pop Demon Hunters parla di inclusività e dell’importanza dell’amicizia. Un intreccio che lega l’urban fantasy di Shadowhunters alle magical girls di Sailor Moon, ponendo la dualità delle protagoniste come elemento principale. Le cantanti di giorno e cacciatrici di demoni di notte occupano un posto privilegiato nel genere musical, parlando del sentimento universale: quello di sentirsi diversi.

15. Pitch Perfect (2012)

Decostruisce il musical tradizionale, lo prende in giro e si sistema su un trono costruito apposta per lui: Pitch Perfect è il film giusto per chi odia i musical, pur essendo al tempo stesso un musical a tutti gli effetti. Si canta a cappella, un tipo di musica poco conosciuto e spesso considerato da sfigati, ed è proprio di questo che si parla: un gruppo di outsider che hanno il sogno di vincere il campionato a cappella. Pitch Perfect è unico nel suo genere strizzando l’occhio a Glee, al più adolescenziale High School Musical e al feel-good movie School of Rock.

Alla fine, anche il più cinico degli spettatori si ritrova a tifare per queste ragazze impacciate, imbarazzanti ma con tantissimo talento. I momenti comici e sconcertanti rendono la visione più leggera, dosati con cura e utilizzati strategicamente sempre per non insospettire i musical hater. L’obiettivo è solamente quello di distrarli. L’eredità di Pitch Perfect rivive ancora oggi, non solo grazie ai momenti iconici che continuano a circolare sul web, ma soprattutto per il successo della Cup Song, da cui sono state tratte numerose cover e di cui la protagonista del film, Anna Kendrick, ha dichiarato di essere stanca.

14. Across the Universe (2007)

Gli anni ‘60 raccontati dai Beatles. Non ci sono canzoni originali, ma quelle del gruppo di Liverpool sono le vere protagoniste lasciando in disparte i personaggi che si trasformano in mero sfondo. Alcune tra esse sono vere e proprie reincarnazioni di brani (come Lucy identificata in Lucy in the Sky with Diamonds). Un viaggio psichedelico che attraversa la guerra del Vietnam, i movimenti pacifisti e le rivolte sociali, senza fermarsi mai. Un film in continua ascesa, che non raggiunge un vero climax, ma che rimane sempre stravagante spingendo fino alla sua conclusione.

Un po’ come i Beatles stessi che non sono mai finiti, mai morti, ma che continuano a vivere in carne ed ossa. Non è solamente un bellissimo omaggio alla band, ma ci ricorda l’impatto di alcuni momenti storici rilevanti in relazione alla musica dei Beatles, che da sempre hanno saputo descrivere al meglio una generazione. Con la visione di questo film, riconosciamo che le loro canzoni raccontano, in qualche modo, anche la nostra epoca.

13. Dreamgirls (2006)

Il film decisivo che ha consacrato Jennifer Hudson, non solo perché vinse un Oscar per la sua interpretazione, ma anche perché da lì a poco riuscì a diventare una delle poche donne afroamericane ad ottenere un EGOT. Accanto a lei, una giovanissima Beyoncé, che per l’occasione scrisse Listen, canzone entrata nella top hits della cantante. Dreamgirls ci presenta anche un nuovo Eddie Murphy. Da attore prevalentemente comico, qui interpreta James “Thunder” Early, un personaggio carismatico ma tragico, che gli valse una candidatura all’Oscar.

Un’epopea su come perseguire i propri sogni e su come destreggiarsi tra i nemici più disparati: la fama, le pressioni del successo, le relazioni amorose complicate e gli smarrimenti della bussola interiore. Un musical che riflette, negli anni ‘60-’70 il radicalizzarsi della musica R&B e Motown, raccontandoci come la musica afroamericana sia diventata un fenomeno internazionale. Dreamgirls è un testimone della consacrazione globale di un genere musicale fino a quel momento sottovalutato.

12. Cyrano (2021)

Tutto ciò che realizza Joe Wright è oro e non fa eccezione questo gioiello del 2021, visto da pochi e sottovalutato, ma che è uno dei musical più romantici mai realizzati. Partendo dalle canzoni scritte dai The National, brillanti ed emozionanti, sono però la coppia Peter Dinklage e Haley Bennett a lasciare la voglia di volerne di più, proprio come canterà Bennett nella scena visivamente più intensa “I Need More”. A far storcere il naso, senza dubbio, è il cambiamento del difetto fisico affidato al protagonista. Nella pièce originale, infatti, Cyrano ha un naso grande, mentre nell’adattamento di Wright è il nanismo il fardello che il protagonista sente di avere e che influenzerà tutta la sua vita.

È, tutto sommato, una scelta audace che ci fa empatizzare di più con il protagonista, rendendo la storia indubbiamente più tragica. Peter Dicklage è un perfetto Cyrano e il nuovo adattamento ci riporta il racconto classico che ha cambiato la storia del teatro. Tutto è orchestrato alla perfezione: danze, scenografie, canti. Nulla è fuori posto, tutto è classico. Dovevamo pur inserire un esempio di musical puro.

11. Sweeney Todd (2007)

Un musical teatrale che parla di vendetta, cannibalismo e ossessione, capace di ampliare il significato del termine musical. In un contesto dominato dal gusto per il romanticismo, l’ottimismo e la leggerezza, Sweeney Todd ha rivelato come questi sentimenti non riuscivano più a trascinare il pubblico: era necessario un cambiamento di paradigma. Questo nuovo approccio influenzerà musical come Les Misérables, dimostrando che anche le tragedie possono e devono essere trasposte in musical. Partendo da questo presupposto, oggi possiamo dire con certezza che l’intuizione di Burton è stata vincente: il suo musical è apprezzato in tutto il mondo.

Il film ha inoltre il pregio di aver trasformato Johnny Depp e Helena Bonham Carter in due icone sonore. Le due voci spettrali catturano la scena e diventando parte del magico cupo quadro che Burton costruisce ogni volta. L’estetica gotica ha generato un’esperienza immersiva tanto da aver portato ad innumerevoli cosplay, meme e citazioni al grande pubblico. È impossibile che qualcuno sia all’oscuro di questo orrorifico spaccato di mondo.

10. Les Misérables (2012)

Victor Hugo non avrebbe mai immaginato che dal suo romanzo sarebbe nato un vero e proprio blockbuster. Cosa inconsueta, ma che è successa per davvero. Les Misérables è un musical basato su uno dei drammi francesi più malinconici e potenti mai scritti, ma anche uno dei meglio recitati e cantati. Il perché? Il motivo è duplice. In primo luogo, il contesto in cui le canzoni sono state registrate. I brani della colonna sonora sono stati eseguiti direttamente sul set dagli attori che cantavano dal vivo accompagnati da un pianoforte. Solo in una fase successiva è stata registrata la parte orchestrale, permettendo così interpretazioni degne di un musical teatrale.

In secondo luogo, il motivo più importante: Les Misérables è un musical capace di mantenere una perpetua adrenalina fino all’ultima scena dell’opera cinematografica. Non annoia nessuno, nemmeno lo spettatore più distratto. Una storia che parla della Rivoluzione e dei sacrifici fatti per chi si ama. Un musical che ci lascia l’immagine indelebile del personaggio di Fantine, interpretata da una meravigliosa Anne Hathaway, che nella canzone I Dreamed a Dream è spaventosamente struggente e commovente.

9. West Side Story (2021)

Spielberg riporta il celebre West Side Story alle nuove generazioni, correggendo gli errori dell’originale. Nel film del 1961, molti personaggi portoricani erano interpretati da attori bianchi con trucco scuro, una scelta che oggi non sarebbe contemplabile poiché irrispettosa nei confronti della comunità portoricana. Sempre nella versione originale, gli stereotipi riguardanti la gang dei Jets erano ridondanti, i personaggi erano ridotti a macchiette, a differenza di quelli di Spielberg che sono a tutto tondo e tridimensionali.

Oltre a riequilibrare il musical ispirato al Romeo e Giulietta di Shakespeare, il regista intendeva dirigere il sogno che coltivava fin da bambino e, al tempo stesso, inserire un nuovo genere nella sua collezione personale. Con West Side Story ci emozioniamo, e anche chi è ostile al “tutto cantato” può lasciarsi travolgere dai balletti, che colpiscono e impressionano. Ariana DeBose si prende tutto lo spazio, tutti gli sguardi. Distogliamo l’attenzione dalla coppia principale per rimanere ipnotizzati dalla sua performance.

8. Moulin Rouge! (2001)

Presentato in concorso al 54° festival di Cannes, Moulin Rouge! è un musical atipico e proprio per questo unico nel suo genere. Tutte le canzoni non sono brani originali ma sono rivisitazioni di grandi successi nella storia della musica. Figurano David Bowie, Bono, Christina Aguilera e persino i Massive Attack. La scelta di utilizzare brani già noti aiuta lo spettatore a creare un legame immediato, poiché associa le canzoni a melodie già conosciute, senza mai sentirsi estraneo o annoiato.

Nasce così un puzzle sonoro interessante, che lo diventa ancora di più se si considera che Moulin Rouge! è una riscrittura di opere come La Traviata di Giuseppe Verdi, La bohème di Puccini e Boule de suif di Guy de Maupassant. In questo modo, il musical di Baz Luhrmann parla un linguaggio senza tempo, che non lascia un senso di estraniamento nello spettatore ma che al contrario lo trascina in quel mondo fatto di musiche e colori. Luhrmann racconta a suo modo la storia dell’amore proibito tra Satine e Christian, mescolando teatro, cinema e pulp imponendo un gusto kitsch ed esagerato, proprio come piace al regista.

7. Mamma Mia! (2008)

Una commedia degli equivoci. Mamma Mia presenta una nuova Meryl Streep, la quale si discosta dai suoi ruoli drammatici di fama mondiale, come Kramer vs. Kramer (1979), La scelta di Sophie (1982) e The Hours (2002), per regalare una performance divertente. Ambientato in Grecia, l’atmosfera estiva diventa la protagonista indiscussa del musical. Non è un caso se molti fan di Mamma Mia! organizzano viaggi a tema per visitare i luoghi del film e cantare l’iconica The Winner Takes It All.

Il musical, infatti, non propone brani originali ma le hit degli ABBA che fanno cantare e ballare qualsiasi spettatore all’ascolto. A rendere l’esperienza ancor più leggendaria è il cast stellare che vanta la presenza, oltre a quella di Streep, di Colin Firth, Stellan Skarsgård e Pierce Brosnan, i quali contribuiscono a divertirci con leggerezza: è un piacere proibito. Il musical ha suscitato un ritorno di fiamma per le canzoni della band svedese e ha generato tour teatrali e vari sequel, perché lasciare la Grecia diventa impossibile.

6. Wicked (2024)

Portare al cinema uno dei musical di Broadway più acclamati era una sfida ardua, soprattutto constatando le numerose differenze con libro e musical teatrale, ma ora che l’avventura di Elphaba e Glinda è giunta al termine, possiamo dire per certo che la sfida è stata vinta: Wicked non solo è un grande musical ma è diventato un film in cui ognuno di noi può rivedersi. È questa la profezia che riesce a proporre a una nuova generazione abituata allo scrolling: due ore e mezza di pura bellezza visiva e musicale.

La scelta di Ariana Grande, con un seguito consolidato, aiuta il film a sfondare, ma è la caratterizzazione di Elphaba ad avvicinarci davvero. Molti musical hanno posto al centro del riflettore un outsider, quindi l’idea non è nuova, ma Wicked riesce a convincerci che la nostra storia potrebbe essere stata raccontata male. Costruendo una sorta di prequel de Il Mago di Oz, Wicked ci fornisce la verità sulla Strega dell’Ovest, la più cattiva e la più temuta. Il musical svela le menzogne sulla donna dalla pelle verde.

5. La sposa cadavere (2005)

Sulla stessa strada dei generi più ostici, insieme ai musical, viaggiano i film animati. Tim Burton con La Sposa Cadavere, riesce non solo a unirli, ma anche a farli amare a tutti. Una storia d’amore straziante fino alla fine, la quale pone al centro la musica. Proprio come Burton fa con i colori, allo stesso modo il compositore gioca con le melodie. Danny Elfman, infatti, riserva al mondo dei morti tutte le note più ritmate, più eccentriche. Riporta in auge il jazz, che è universalmente classificato come genere “morto” ma, così come dice Burton: i morti sanno come divertirsi.

Piangiamo con le note del piano di Emily e questo gusto macabro, per la prima volta non ci spaventa, ma ci accompagna, accogliendoci durante la visione del film. La storia d’amore è anche essa più viva che morta, struggente e non ricambiata, straniante per chi ha visto il film da bambino aspettandosi un lieto fine. Il musical gioca per dicotomie. Il dolore si intreccia con la bellezza e la poesia danza con il macabro: il film parla allo stesso modo con adulti e bambini.

4. Dancer in the Dark (2000)

Recitato e cantato da Björk, lei è la protagonista indiscussa dal capolavoro di Lars von Trier. Dancer in the Dark ha vinto la Palma d’oro a Cannes partendo da un presupposto semplice: una donna evade dalla dura realtà cantando. Il suo mantra è “Nulla di male succede nei musical” ed in questo modo, ricordando Tutti insieme appassionatamente, la protagonista si lascia andare a sogni lucidi caratterizzati dalla musica. La sua realtà è costituita da sacrifici volti a pagare l’intervento agli occhi del figlio, necessario per fermare una malattia degenerativa. La stessa malattia che colpisce anche la protagonista e che la renderà senza lavoro da metà film in poi. Anche in questo caso, gli Stati Uniti sono la rappresentazione dell’American Dream: per la donna, l’intervento è l’unico sogno reale che deve permettersi ad ogni costo.

Più il film procede, più la situazione peggiora e più la donna canta, fino all’ultima scena cruenta in cui rimangono solo le parole dell’ultima strofa impresse sullo schermo, senza musica ad accompagnarle. Quasi tutte le canzoni prendono avvio dai rumori della fabbrica, dal treno sui binari o dalle voci per trasformarsi in numeri da cabaret. Un evidente richiamo alla noise music. Il regista definisce la sua opera un anti-musical. In questa lista ne abbiamo visti diversi, ma solo questo musical può definirsi tale poiché ci sono poche canzoni e tutte concentrate nei momenti più difficili che la protagonista vive. Una perla autoriale per i cinefili più raffinati che normalmente odiano i musical.

3. The Greatest Showman (2017)

Le canzoni che accompagnano la visione di The Greatest Showman sono l’opposto di quelle che ci aspetteremmo per un musical tradizionale. Con un gusto pop e melodie orecchiabili i brani della colonna sonora sono entrate in tutte le playlist Spotify e perfino nelle pubblicità dei biscotti, riuscendo a travalicare il film stesso. La sceneggiatura di Bill Condon vuole convincere e ispirare il pubblico a perseguire i propri sogni con convinzione. Riesce nel suo intento scrivendo una storia di riscatto personale con musica trionfante ad accompagnarla verso il successo.

Il soggetto del film è la vita di P.T. Barnum, l’uomo che ha rivoluzionato il circo facendolo diventare uno spettacolo di massa. Il ruolo prende vita grazie al vincitore di Tony Awards: Hugh Jackman. Unico attore capace, per carisma e abilità canore, di incarnare un uomo dello spettacolo come Barnum. L’originalità di The Greatest Showman, quindi, risiede nel presentarsi sotto le false spoglie di una storia dedita all’autodeterminazione e al coraggio. Un uomo che riesce a “farsi da solo” e a raggiungere i propri obiettivi è un tema che coinvolge tutti. Le canzoni sono pop, allineate alla trama ed incitano all’inclusività. Brani come This Is Me sono diventati simboli del riconoscimento della diversità come virtù.

2. Better Man (2024)

Uno dei musical più recenti e più inattesi. La vita di Robbie Williams raccontata in un film in cui il protagonista è interpretato da uno scimpanzé. Si sa, bisogna distinguersi per farsi notare e Michael Gracey trova un nuovo stratagemma visivo che salta all’occhio. Dopo lo strabiliante successo di The Greatest Showman, il regista decide di tornare all’intimità cruda, raccontando la storia di un cantante tra i più famosi al mondo, ma anche uno tra i più tormentati. Robbie Williams interpreta sé stesso in tutte le fasi della sua vita, cantando le sue canzoni più famose, ma al tempo stesso affrontando un vortice di dipendenza, depressione e pressione mediatica.

Il film si discosta da musical come Bohemian Rhapsody o Rocketman, ridefinendo il genere del biopic musical e proponendo una visione più introspettiva ed oscura. Robbie è rappresentato come una scimmia antropomorfa, facendo rivivere il mostruoso kafkiano nella narrazione filmica, che annega in un turbinio di ansia e alienazione. Nessuna scena coccola lo spettatore poiché il film vuole mostrare, in tutta la sua spietatezza, la fama che diventa un letto in cui affondare dal quale non si potrà risalire. Better Man è il lato oscuro del sogno musicale.

1. La La Land (2016)

Il quasi vincitore degli Oscar 2017 è il musical più odiato e allo stesso tempo quello più canticchiato che ricordiamo con il cuore accelerato. La storia d’amore costruita da Damien Chazelle è solo un pretesto per parlare di altro: le nostre passioni sono più forti di qualsiasi altro. Il regista è noto per parlare di ambizione, infatti, nessuna delle sue opere ne è esente. Partendo da Whiplash, dove l’ambizione lascia spazio all’ossessione, finendo a Babylon, omaggio agli anni sfrenati che anticipano il cinema sonoro.

In La La Land, Chazelle fa incontrare per le strade di Los Angeles due anime alla resa finale dei giochi. Mia è una cameriera che sogna di diventare un’attrice ma che difetta di autostima e crede di non essere abbastanza brava per riuscirci, Sebastian è un musicista jazz che sogna di aprire un proprio locale consapevole che questo resterà per sempre un sogno nel cassetto. La loro storia personale sarà il pretesto per parlare dei sacrifici che i sogni richiedono.

Oltre alla trama vincente, il grande plauso che si fa a Chazelle è l’aver inserito i numeri musicali al punto giusto: tutto è naturale, senza appesantire la narrazione o allungare, inutilmente, il pathos emotivo. Tutto è dove dovrebbe essere. Il regista si è ispirato ai lavori del maestro Jacques Demy ma lo fa rendendo la sua opera più scorrevole, leggera, emotivamente pulp, per essere apprezzata dal grande pubblico.

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2026-01-17T11:38:43Z