David Bowie è stato uno dei personaggi più influenti della cultura pop del Novecento. Non solo musica, ma moda, immaginario, teatro dell’identità: Bowie ha riscritto le regole dello stile e del costume, anticipando tendenze e linguaggi che oggi diamo per scontati.
Artista camaleontico e visionario, ha attraversato decenni senza mai ripetersi. Questa sera Rai 3 trasmette in prima tv un documentario sulla sua vita, l’occasione perfetta per ripercorrere la sua storia e alcune curiosità meno note.
Nato a Londra il 10 gennaio 1947, David Bowie si chiamava in realtà David Robert Jones. Scelse un nome d’arte per evitare confusioni con il cantante dei Monkees Davy Jones.
Dopo i primi esperimenti negli anni Sessanta, la consacrazione arrivò nei Settanta con l'album The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, che lo impose come figura centrale del glam rock. Negli anni successivi seppe reinventarsi passando dal soul di Young Americans all’elettronica della trilogia berlinese, firmata con Brian Eno, fino alla maturità inquieta di Blackstar.
Ha collaborato con artisti diversissimi tra loro, dai Queen a Mick Jagger, da Lou Reed a Iggy Pop, lasciando tracce decisive anche nelle carriere altrui. Parallelamente ha costruito un percorso cinematografico riconoscibile, recitando in film come The Man Who Fell to Earth e Labyrinth.
David Bowie è scomparso il 10 gennaio 2016 a seguito di complicazioni legate a un tumore al fegato. Per celebrarne la carriera e l’eredità artistica, a settembre è stato inaugurato a Londra un museo a lui dedicato, che ripercorre le sue trasformazioni creative attraverso materiali d’archivio, fotografie iconiche, videoclip, costumi storici dei suoi alter ego e documenti originali, offrendo uno sguardo completo sulla vita e sull’arte del Duca Bianco.
Dietro l’icona, l’artista, la star che era David Bowie, si nascondono piccoli dettagli e stranezze meno conosciute. Dai piccoli gesti quotidiani alle scelte artistiche più audaci, rivelano lati inediti del suo mondo
Molti ricordano David Bowie per gli occhi apparentemente di colore diverso, un dettaglio che contribuì a renderlo immediatamente riconoscibile. In realtà non si trattava di eterocromia: la pupilla sinistra rimase permanentemente dilatata a causa di un pugno ricevuto da un amico durante l’adolescenza, al termine di una lite per una ragazza. Un incidente che finì per diventare parte integrante del suo mito visivo.
All’apice della fama, David Bowie declinò prima il titolo di Commander of the British Empire e poi il cavalierato. Non per provocazione, ma per coerenza: «Non è per questo che faccio ciò che faccio», spiegò, ribadendo la distanza tra la sua arte e i riconoscimenti istituzionali.
Ziggy Stardust, Aladdin Sane e il Duca Bianco: David Bowie trasformò l’identità in un linguaggio artistico. Ziggy era l’alieno androgino e glam, simbolo di libertà e fine del mondo; Aladdin Sane rifletteva la follia e la frattura dell’America dei Settanta; il Duca Bianco incarnava eleganza glaciale e distacco emotivo.
Ogni personaggio aveva estetica, suono e attitudine proprie, anticipando il concetto di “era” pop.
Nel 2007 la serie animata SpongeBob ospitò David Bowie in un episodio ambientato ad Atlantide. Il Duca Bianco prestò la voce a Lord Royal Highness, sovrano strampalato della città subacquea, non a caso con pupille di colore diverso.
Nonostante i tour mondiali, David Bowie non amava affatto gli aerei, soprattutto per i voli intercontinentali. Quando poteva, preferiva attraversare l’oceano in nave, scegliendo spesso la Queen Elizabeth II, che considerava un modo più umano e meno ansiogeno di viaggiare.
Polistrumentista eccellente, David Bowie durante le session di Diamond Dogs suonò personalmente tutti gli strumenti che si sentono nel disco.
Anche il celebre riff di Rebel Rebel è farina del suo sacco, a dimostrazione di quanto fosse coinvolto in ogni fase creativa.
Under Pressure, il celebre brano nato con i Queen, rischiava di rimanere incompiuto. Durante una jam apparentemente caotica, David Bowie intuì il potenziale del pezzo e intervenne sul testo e sulla struttura, trasformandolo in uno dei singoli più celebri degli anni Ottanta.
Nel 1988 David Bowie recitò nel film di Martin Scorsese L’ultima tentazione di Cristo, dando volto a Ponzio Pilato. Un ruolo secondario ma intenso, girato in pochissimo tempo, che confermò la sua credibilità anche come attore.
Negli anni Novanta David Bowie partecipò allo show Francamente me ne infischio di Adriano Celentano per presentare il singolo Thursday’s Child. Il conduttore cominciò a porre domande su temi come il senso della vita e la guerra mentre il Duca Bianco cercava di rispondere con garbo ma crescente disagio. Alla fine Bowie chiuse l’intervista con un secco «non vedo motivo di rivedersi».
In seguito definì Celentano «un idiota», mentre l'altro commentò che forse non erano state capite le sfumature del suo stile provocatorio.
L’album Blackstar, l'ultimo di David Bowie, uscì due giorni prima della sua morte ed è concepito come un vero testamento artistico. Testi, video e simbolismi sono attraversati dal tema della fine, evocata senza mai essere resa esplicita, con un’eleganza mai didascalica, trasformando l’addio in opera d’arte.
Nonostante siano passati 10 anni dalla sua morte, il mito di David Bowie è tutt'altro che tramontato. Stasera alle 21:20 su Rai 3 va in onda in prima tv Moonage Daydream, la prima docu-biografia ufficiale autorizzata dagli eredi (anche se esistono altri documentari a lui dedicati come Ziggy Stardust & The Spider From Mars: il Film).
Il titolo riprende l’omonimo brano del 1972 simbolo del glam rock e della creatività visionaria del cantante. Il documentario combina materiali d’archivio, filmati rari e sequenze musicali per offrire un’immersione completa nell’universo di Bowie, tra musica, stile e immaginario senza tempo.
2026-01-08T17:18:38Z