Non solo un biopic, ma un’esperienza sensoriale. Che, lo diciamo subito, non a tutti può piacere. Perché il cinema di Baz Luhrmann è sempre stato iper colorato e grandioso. E la sua versione della storia di Elvis Presley non è da meno.
Se siete pronti a un viaggio indimenticabile nella vita del mito del rock ‘n roll, stasera in tv alle 21.30 su Canale 5 e in contemporanea streaming anche su Mediaset Infinity, vi consigliamo di guardare Elvis.
Un biopic che è un turbinio di colori, suoni e visioni. E che vuole raccontare la vita e la carriera musicale di Presley attraverso la sua complicata relazione con l’enigmatico manager, il Colonnello Tom Parker. Interpretati rispettivamente da Austin Butler e Tom Hanks: entrambi ci regalano una performance indimenticabile.
Perché Elvis con un fantastico Austin Butler è il film da vedere stasera in tv (foto ufficio stampa)
Quasi cinquant’anni dopo quella tragica notte del 16 agosto 1977 a Memphis, il rapporto tormentato tra Elvis Presley e il suo storico manager, il Colonnello Tom Parker, continua a far discutere. Siamo nel 1997 a Las Vegas, in una stanza d’ospedale. Un Parker ormai alla fine della sua vita, solo e senza un centesimo, si risveglia con la mente invasa dai ricordi. Sul letto di morte, l’anziano manager sente il bisogno di raccontare la sua versione dei fatti, di difendere la propria reputazione e svelare i retroscena di una collaborazione durata vent’anni.
Mentre ripercorre quella straordinaria avventura, emergono tutti i tasselli della leggenda: dalle umili origini del ragazzo di Tupelo al loro primo incontro nel 1955, quando Parker intuisce immediatamente il potenziale di quel giovane che mescola con naturalezza blues, country, gospel e musica afroamericana. La memoria del manager si sofferma sui momenti cruciali: il servizio militare di Elvis in Germania Ovest, la svolta cinematografica, il matrimonio con Priscilla, il leggendario Comeback Special del 1968 che riporta Elvis sotto i riflettori dopo anni di cinema.
E poi la residency di cinque anni all’International Hotel di Las Vegas, fino all’ultimo concerto al Pershing Municipal Auditorium di Lincoln, Nebraska, il 20 giugno 1977. E alla performance finale alla Market Square Arena di Indianapolis il 26 giugno dello stesso anno. Appena sei settimane prima della fine…
Austin Butler interpreta in maniera magistrale Elvis Presley. L’attore californiano, che fino a quel momento avevamo visto nella serie tv The Carrie Diaries e in C’era una volta a… Hollywood, si è letteralmente trasformato nel re del rock. Per la sua intensa e magnetica interpretazione, Butler ha ottenuto la sua prima candidatura all’Oscar come Miglior attore protagonista nel 2023, vincendo un Bafta e un Golden Globe. La sua dedizione è stata totale: ha studiato per anni ogni aspetto del personaggio, dalla voce ai movimenti, fino a far propria l’essenza spirituale dell’artista. E sullo schermo si vede.
Baz Luhrmann e Austin Butler sul set di Elvis (2022)
Tom Hanks dà vita al controverso Colonnello Tom Parker. Per la prima volta nella sua carriera, l’attore premio Oscar interpreta un personaggio con sfumature decisamente negative. Hanks, nei panni del cinico colonnello, figura a molti sconosciuta ma che per anni ha fatto da manager a Elvis, offre una performance all’altezza della sua fama, mostrando le sfumature di un uomo che ha plasmato e al tempo stesso distrutto il suo protetto.
L’attrice australiana Olivia DeJonge è Priscilla Presley. La moglie di Elvis, un concentrato di delicatezza e forza. Una donna che ha dovuto convivere con il mito e l’uomo dietro la leggenda. Oltre che con i suoi demoni.
Del cast fanno parte anche Helen Thomson, che interpreta Gladys, la mamma di Elvis, e Richard Roxburgh, ovvero papà Vernon. Kelvin Harrison Jr, veste i panni del musicista blues B.B. King, Natasha Bassett è Dixie Locke, prima fidanzata importante di Presley, mentre Kodi Smit-McPhee (quello di Il potere del cane) è il cantante statunitense Jimmie Rodgers.
Elvis (Austin Butler) e Priscilla (Olivia DeJonge) in Elvis di Baz Luhrmann (foto ufficio stampa)
Dopo quasi un decennio di assenza dal grande schermo (l’ultimo film era stato Il Grande Gatsby del 2013), Baz Luhrmann torna al cinema con un film biografico travolgente. «Come già successo per Parigi in Moulin Rouge! o per New York in The Get Down, sono arrivato a Memphis da esterno e l’ho vissuta», confessa il regista raccontando il suo approccio al mondo di Elvis.
Luhrmann ha trascorso 18 mesi a Graceland per comprendere l’essenza del personaggio. «Vivendo a Memphis cercando di svelare il mistero Elvis ho scoperto che la musica black non è una cosa incidentale, ma è assolutamente la tela su cui è stata tessuta la sua storia».
La scoperta più importante, però, è stata quella spirituale. «Alla fine il viaggio di Elvis è scoprire chi è: e la sua essenza è nella musica gospel. E la musica gospel è spirituale. Elvis era una persona molto spirituale». Il regista ha voluto restituire quella carica rivoluzionaria originale calcando su colori, abiti, musica e scenografie. «Abbiamo scoperto che negli Anni 50 Elvis era davvero un provocatore: in un certo senso ha anticipato il punk».
GUARDA LE FOTO
La vera rivelazione di Elvis è, senza dubbio, il suo interprete. Austin Butler, che all’inizio delle riprese nel 2020 aveva 29 anni, ha affrontato il ruolo con una dedizione quasi ossessiva. «Ci sono tanti motivi, ma il principale è aver avuto la possibilità di esplorare il lato umano di qualcuno che è diventato lo specchio della società, un’icona, ha raggiunto quasi uno stadio superiore», risponde Butler a chi gli ha chiesto perché ha scelto di interpretare Elvis.
La preparazione vocale è stata particolarmente intensa. «Un anno prima di cominciare a girare ho cominciato a studiare canto sei giorni alla settimana, con esperti diversi, in modo che il registro vocale fosse giusto, il dialetto, l’inflessione». Butler confessa anche le sue paure iniziali. «A un certo punto sono stato preso dalla paura: e se non fossi stato all’altezza?». La risposta l’ha trovata quando ha capito che la chiave interpretativa doveva essere la passione. «Ho dovuto permettere al fuoco che avevo dentro di uscire. Alla fine abbiamo capito che tutti possono interpretare qualcuno, la differenza sta davvero nel trovare la vita in quel personaggio: la passione, la sua verità».
GUARDA LE FOTO
Candidato a 8 premi Oscar, compreso Miglior film, Elvis è la quintessenza del cinema di Baz Luhrmann. Un film da vedere perché «è un magnifico e ritmatissimo musical sull’icona per eccellenza del rock. Esagerato, luhrmanniano, luccicante e al contempo scuro, rivela anche l’animo tormentato del “Re”», scriveva Luca Barnabé nella recensione all’epoca dell’uscita del film in sala, subito dopo il passaggio in grande stile al Festival di Cannes 2022.
«Quello che emerge è un ritratto quasi “doriangrayano” del “King” di Tupelo. Eyeliner marcato, labbra con un filo di rossetto, movimenti pelvici leggendari. L’altro lato del ritratto nasconde un abisso di solitudine, senso di inadeguatezza, infantilismo, incapacità di diventare “adulto”. C’è indubbiamente qualcosa di bozzettistico e manicheo, ma si svelano potentemente il genio e il tormento del rocker. Elvis riuscì a rendere “pop” la musica che, fino ad allora, si ascoltava solo nei club degli afroamericani. Liberò i nostri corpi, ma il suo animo restò prigioniero di un sistema e, soprattutto, di se stesso. Questo viene messo a fuoco potentemente da Luhrmann».
2025-08-25T14:27:52Z